CORPO DI BALLO DEL TEATRO ALLA SCALA

CON UNA UNA PARATA DI STELLE AGLI ARCIMBOLDI
IL DON CHISCIOTTE DI RUDOLF NUREYEV

DON CHISCIOTTE PROTAGONISTA DELLA PROGRAMMAZIONE
DI TUTTO IL MESE DI NOVEMBRE : A MILANO E IN TOUR A PARMA E PIACENZA


Gli appuntamenti della stagione in corso si concluderanno a novembre al Teatro degli Arcimboldi nel segno di Rudolf Nureyev, al quale il Ballo della Scala ha dedicato a partire dallo scorso dicembre spettacoli ed iniziative di altissimo interesse, in occasione del decennale della scomparsa.

L’anno a lui dedicato, apertosi con il Galà Nureyev , la ripresa de “Lo schiaccianoci” e la pubblicazione del volume “Nureyev alla Scala” si chiuderà a novembre con la ripresa del suo “Don Chisciotte”, rappresentato l’ultima volta nella stagione ‘99 - 2000 e vedrà in scena Roberto Bolle che per alcune recite danzerà insieme a Laëtitia Pujol, dall’Opera di Parigi, fresca di nomina ad Etoile proprio a seguito della sua interpretazione di Kitri nel maggio 2002, ed un’altra straordinaria coppia di guest di prima grandezza: il cubano José Manuel Carreño e, dal Royal Ballet Tamara Rojo, entrambi recentemente acclamati dal pubblico milanese proprio nel corso del gala dedicato a Nureyev nel dicembre 2002.

In seguito la produzione sarà in tour al Teatro Regio di Parma il 20 e 21 novembre (con la presenza di Roberto Bolle e l’orchestra del Teatro Regio) e Piacenza, Teatro Municipale, il 29 e 30 novembre, con l’Orchestra Filarmonica Italiana.

Sul podio, per le recite in sede e in tour, sarà David Garforth

Nureyev affrontò per la prima volta il balletto nel 1966 per l’Opera di Vienna e il successo ottenuto lo porto’ ad essere invitato a rimontare lo spettacolo per molte altre compagnie: per esempio nel 1970 per l’Australian Ballet, nel 1971 per il Balletto dell’Opéra di Marsiglia.

Alla Scala il suo Don Chisciotte entra trionfalmente nel settembre del 1980.

Pur ispirandosi alla tradizione russo-sovietica Nureyev ne ha modificato considerevolmente la coreografia, cambiando in parte l’argomento e la messainscena, ripristinando fra l’altro il prologo nella magione di Don Chisciotte.

Intervistato nel 1971 dalla rivista Show, Nureyev dichiarò: “Ho cercato di riportare i sei personaggi principali del balletto alle maschere della commedia dell'arte. Chisciotte è Pantalone, Kitri è Colombina, Basilio è Pierrot. Non volevo che la storia girasse intorno a Don Chisciotte, ma che fosse incentrata sulle reazioni della gente nei suoi confronti. All'inizio odiavo la figura di Don Chisciotte. Non l'ho capita per molto tempo. Stavo dalla parte della gente. Poi ho letto il libro! C'è così tanto che in un balletto si può sfiorare solamente la superficie. Ho cercato di metterci un mucchio di cose che avevo provato leggendo il libro... Poi volevo una parte comica, e poiché nessun coreografo me ne aveva mai offerta una, me la sono fatta da me”.

Sostiene Alexander Bland: “Anche nella versione di Nureyev la scena del sogno ha mantenuto la sua integrità risalente ai tempi di Petipa, ma Nureyev vi ha aggiunto un episodio per sottolineare l'elemento indispensabile dell'amore. È un passo a due al chiaro di luna sotto le ali di un mulino gigante... Nella versione originale, la successione continua delle danze di gruppo era molto raramente interrotta dal dramma e dalla commedia. Nureyev ne ha aumentato di molto il peso, ha introdotto un elemento di commedia dell'arte nel quale egli tiene il ruolo del filo di Arianna, brillante, splendente, che corre da un capo all'altro del balletto”.

Sul piano musicale, il maestro inglese John Lanchbery, su richiesta di Rudolf Nureyev, ha sottoposto il Don Chisciotte di Minkus a una revisione, aggiungendo a quello che era rimasto della partitura alcuni brani supplementari e rinnovando l’orchestrazione di tuta l’opera: ha dato al balletto un tocco più leggero proprio come desiderava Nureyev.

Sul piano squisitamente coreografico va senz’altro citato il gran passo a due finale che celebra il trionfo dell’amore fra Kitri e Basilio. Come il passo a due del Corsaro e di pochi altri balletti del repertorio il grand pas del Don Chisciotte è diventato una palestra, un termine di paragone per la bravura di ogni étoile, quasi una tesi di laurea: pretende potenza e rigore, severità stilistica e perfetta concentrazione.

Carla Vigevani