
Con questa nuova produzione in debutto alla Scala dal 14 aprile 2004 il grande
repertorio sarà di scena: il Ballo della Scala farà rivivere
“Il lago dei cigni” per la prima volta rappresentato nella versione
di Vladimir Bourmeister, creata al Teatro Stanislavskij di Mosca nel 1953
e mai vista a Milano.
Con un nuovissimo allestimento (scene e costumi) di Roberta Guidi di Bagno,
la produzione vedrà in scena nelle recite serali del 14, 16 e 21 aprile,
per la prima volta insieme, Roberto Bolle e Svetlana Zakharova, étoile
del Teatro Bolshoi che dopo essere stata ospite alla Scala nel Gala Nureyev
e nel Gala Internazionale per i 190 anni della Scuola di Ballo, finalmente
verrà ammirata in uno dei ruoli che l’hanno proiettata nel firmamento
delle stelle del balletto. Insieme a loro, sul palcoscenico saranno Antonino
Sutera (Buffone), Gianni Ghisleni (Rothbart), Sabrina Brazzo (Principessa),
Flavia Vallone (Regina) e nel passo a quattro Beatrice Carbone, Maria Francesca
Garritano, Alessandro Grillo e Mick Zeni. Interpreteranno i ruoli principali
anche Sabrina Brazzo, Gilda Gelati, Marta Romagna, Alessandro Grillo e Mick
Zeni, primi ballerini del Teatro alla Scala; sul podio James Tuggle.
Bourmeister si accinse a creare la sua versione del Lago spinto da un duplice
interesse: quello, sempre presente nella compagnia, di chiarire e rendere
il più leggibile possibile la trama del balletto e quello di recuperare,
aderendo alla partitura originale scritta da Cajkovskij, quella fedeltà
alla musica e, di conseguenza, alla visione drammatica del compositore, che
il tempo e il continuo spostamento dei numeri musicali a opera dei vari coreografi
ricostruttori avevano, a suo avviso, assai compromesso. Per fare ciò
Bourmeister aveva ampiamente studiato il manoscritto originale della partitura
cajkovskiana conservato nel Museo Cajkovskij di Klin, e la sua versione segue
l’originale sequenza dei numeri musicali così come concepita
dal maestro. Ciò significa che, in questa versione coreografica, lo
spettatore troverà alcuni significativi spostamenti rispetto alla sequenza
musicale generalmente usata in altre versioni, oltre ad alcune interessanti
varianti drammaturgiche. La più importante è la rappresentazione
dell’antefatto della storia, nel prologo, che permette a Bourmeister
di rendere più chiara allo spettatore la vicenda che segue; nel primo
atto certamente colpirà lo spettatore la presenza della musica dell’Entrata
e dell’Adagio generalmente usati per il passo a due del Cigno Nero nel
terzo atto. Bourmeister, fedele alla sequenza cajkovskiana, lo ripristina
al suo posto originario componendo, sulla musica, una variazione per il Principe
e un passo a due per il Principe e una delle due ragazze del pas de quatre;
nel terzo atto l’Adagio del pas de deux del Cigno Nero è sulla
musica che in altre edizioni è generalmente tagliata o usata nel quarto
atto e che Balanchine usò per il suo Cajkovskij Pas de deux.L’epilogo
è un lieto fine di tradizione sovietica: Odette e Sigfrido sopravvivono,
in questa vita, alle inondazioni del lago e grazie al potere del vero amore
sono finalmente uniti per sempre.
“Questa versione - sostiene Olivieri - è interessante perché più fedele all’originale, perché legata alla tradizione sovietica e perché a lieto fine. Sul piano interpretativo la versione Bourmeister, sviluppando maggiormente le motivazioni precedenti alla vicenda e la psicologia dei personaggi, permetterà agli artisti in scena di dare un valore aggiunto al virtuosismo tecnico, approfondendo e fornendo sfumature ai ruoli, che qui emergono in maniera più definita e più delineata - pensiamo per esempio alla figura del Buffone”.