Cos’è la Psicoterapia della Gestalt?
ORIGINI
La Psicoterapia della Gestalt (P.d.G.) nasce agli inizi degli anni ‘50,
dal lavoro di Fritz Perls (1893-1970), medico ebreo di origine tedesca, che,
per sfuggire alle persecuzioni naziste, emigra dapprima nel Sud Africa (nel
‘34) e successivamente (nel ’46) si trasferisce a New York. Ed
è proprio in America che fonda nel 1952 il Gestalt Institute of New
York.
L’approccio della Psicoterapia della Gestalt trae spunto e si rifà
ai concetti sviluppati in base alle ricerche nel campo della percezione svolte
dagli psicologi della Gestalt, che dimostrano come l’uomo non percepisce
le cose come elementi distinti e sconnessi, ma le organizza in insiemi significativi,
mediante il processo percettivo.
Di seguito evidenziamo alcuni degli assunti base della psicoterapia della
Gestalt.
ASSUNTI DI BASE:
1)IL TUTTO E’ PIU DELLA SOMMA DELLE PARTI
2)UNA DOTTRINA OLISTICA
3)IL PROCESSO OMEOSTATICO E L’AUTOREGOALZIONE
ORGANISMICA
4)IL CICLO DI CONTATTO
5)LA RELAZIONE ORGANISMO-AMBIENTE E
IL CONFINE DI CONTATTO
6)IL POTERE DEL "QUI ED ORA”
7)IL PROCESSO PSICOTERAPEUTICO: DALLA
RICERCA DELL’APPOGGIO AMBIENTALE ALLO SVILUPPO DELL’AUTOAPPOGGIO
8)ALCUNE TECNICHE GESTALTICHE
1) “ IL TUTTO E’ PIU’
DELLA SOMMA DELLE PARTI ”
Uno dei concetti base della Psicoterapia della Gestalt è sintetizzato
dall’enunciato "il tutto è più della somma delle
parti", esso spiega la modalità del funzionamento di base non
solo del processo percettivo, ma anche dell’apparato psichico in generale.
Immaginiamo che Mario si rechi ad una festa, quando entra nella stanza piena
di persone non le percepisce come macchie, colori e movimenti ma come unità
significative, in cui può predominare un elemento (con funzione di
“figura”), rispetto agli altri che retrocedono nello sfondo (funzione
di sfondo). L’elemento figura è scelto in base all’interesse
individuale, e fino a quando permane quella motivazione la scena apparirà
organizzata in modo significativo in relazione ad essa.
Ogni invitato che partecipa alla festa, porta con sé un diverso interesse
e la sua percezione della stanza e degli elementi così come il suo
comportamento sono coerenti con tale motivazione. Ad esempio la persona alcolista
desidererà bere e cercherà immediatamente qualcosa che soddisferà
questo suo desiderio, la pittrice osserverà e studierà con occhio
attento e critico i quadri presenti nella casa, mentre il ragazzo che sa di
incontrare lì la sua ragazza, la cercherà all’interno
della folla. Si evince che ciò per cui una persona nutre interesse,
organizza la scena e le fornisce un significato (F. Perls, 1969).
Tale unità significativa (il tutto) è rappresentata dalla parola
tedesca “Gestalt”, che sta ad indicare una struttura, una configurazione,
la particolare forma organizzativa delle parti individuali che la compongono.
La premessa basilare della psicologia della Gestalt è che la natura
umana è organizzata in strutture o totalità, che è sperimentata
dall’individuo in questi termini, e che può essere compresa solo
come una funzione delle strutture o totalità da cui è costituita.
La psicoterapia della Gestalt nasce grazie alla:
" ... genialità di Perls e dei suoi collaboratori - soprattutto
Laura Perls e Paul Goodman - ... nell'elaborare una sintesi coerente fra più
correnti filosofiche, metodologiche e terapeutiche sia europee che americane
ed orientali, costruendo così una nuova Gestalt il cui tutto è
diverso dalla somma delle parti. La Gestalt si colloca all'incrocio fra la
psicoanalisi, le terapie psicocorporee di ispirazione reichiana, lo psicodramma,
il sogno da svegli guidato, i gruppi di incontro, l'approccio fenomenologico
e quello esistenziale ed, infine, le filosofie orientali.” Serge Ginger.
top
2) UNA DOTTRINA OLISTICA
La Psicoterapia della Gestalt considera l’uomo come un organismo unificato
capace di funzionare su più livelli qualitativamente diversi e apparentemente
indipendenti, ma non per questo scissi: il livello del pensiero (mente) e
il livello dell’azione (corpo).
La visione olistica si basa sul principio che il tutto è più
grande o diverso della somma delle sue singole parti. L’insieme non
è semplicemente il risultato di un accumulo di parti, ha piuttosto
una propria unità intrinseca, una particolare struttura ed integrazione
delle parti. Vedere la persona come una totalità più grande
della somma delle sua parti significa vederla come composta da tutte le parti:
corpo, mente, pensieri, sentimenti, immaginario, movimento. ma non come il
frutto della semplice addizione di queste bensì come un nuovo insieme
unitario, integrato in cui ciò che fa la differenza è il modo
in cui queste parti si aggregano e danno forma all’unità persona.
La persona è costituita dal funzionamento integrato nel tempo e nello
spazio dei vari aspetti del tutto. Da questo punto di vista curare esclusivamente
un aspetto della persona o identificare una parte come la causa del problema
significa frammentare artificialmente ciò che in realtà è
qualcosa che funziona come unità. top
3) IL PROCESSO OMEOSTATICO E L’AUTOREGOLAZIONE ORGANISMICA
La Psicoterapia della Gestalt pone particolare attenzione a quello che la
scienza definisce “processo omeostatico”. Tale processo governa
le funzioni basilari della vita al fine di conservare l’equilibrio organismico
e quindi la sua salute in condizioni variabili. Da esso discendono comportamenti
coerenti e adeguati, atti a soddisfare i molteplici bisogni.
Mentre la scienza si occupa e studia i bisogni fisiologici (ad esempio la
regolazione fisiologica del livello di zucchero nel sangue), la psicologia
tratta dei bisogni di natura psicologica dell’individuo e dei meccanismi
omeostatici o adattativi con cui vengono soddisfatti, riconoscendo, comunque,
che i due processi (biologico-fisiologico e psicologico) sono sempre interconnessi.
Normalmente l’organismo fa fronte a diversi bisogni che si manifestano
simultaneamente, ma dal momento che può svolgere adeguatamente solo
una funzione alla volta, deve operare una scelta entro una scala gerarchica
di valori, seguendo uno schema che dà priorità al bisogno in
primo piano (in “figura”), quello che preme con maggiore urgenza
per il proprio appagamento, lasciando retrocedere temporaneamente nello “sfondo”
gli altri.
La Psicoterapia della Gestalt descrive il funzionamento organismico come l’organizzazione
di questa dinamica figura/sfondo.
La formazione di figure di interesse ci spingono a cercare un loro completamento
nell’ambiente attraverso il comportamento, il cui effetto porta al conseguimento
dell’autoregolazione, di un nuovo equilibrio del campo organismo/ambiente.
Nell’ osservare il processo organismico di base si nota che all’emergere
di un bisogno impellente, cioè di una figura di interesse che si stacca
dallo sfondo (ad esempio: la sete) corrisponde l’organizzazione di un
comportamento (vado verso il frigorifero) che porta al contatto con l’ambiente
(bevo) al fine di completare il bisogno emergente (sono dissetato). Una volta
raggiunto il completamento e ristabilito un nuovo equilibrio omeostatico si
osserva il ritirarsi della figura nello sfondo, in questo modo viene dato
spazio alla successiva figura di interesse emergente. top
4) IL CICLO DI CONTATTO
L’aspetto più pervasivo del nostro funzionamento è costituito
dalla nostra interazione con l’ambiente, dall’”entrare in
contatto con” esso, così da trovare compimento ai nostri bisogni.
Questo processo di interazione organismo/ambiente, sebbene fenomenologicamente
appaia fluido e continuo, è caratterizzato da alcuni elementi basilari
che formano una “sequenza di contatto”. Infatti si possono contraddistinguere
dei “segni di punteggiatura” che costituiscono le fasi del processo,
segni più facilmente individuabili in quei cicli di contatti difficoltosi,
in cui viene interrotta la sequenza naturale.
Il “ciclo di contatto” o “ciclo dell’esperienza”
può essere considerato una mappa generica di ogni episodio di contatto,
una rappresentazione della sequenza di percezione e comportamento volta al
completamento di una figura di interesse nell’interazione organismo/ambiente.
Figura a pag 127 e 128.
La sensazione è l’ingrediente base dell’esperienza, lo
sfondo dal quale partiamo per organizzare il nostro funzionamento. Attraverso
la combinazione delle sensazioni, l’astrazione del loro significato
in termini di bisogno, e l’integrazione dell’esperienza in un’unità
significativa in relazione con l’ambiente avviene la formazione della
figura o Gestalt. Successivamente l’organismo può mobilizzare
(mobilizzazione) il flusso di energia o di interresse in modo da prepararsi
all’azione. Il comportamento o movimento che porta al contatto con i
propri bisogni corporei e al loro soddisfacimento, favoriscono il completamento
della figura, in seguito al quale può aver luogo il ritiro dal contatto
e quindi il dissolversi di quella figura nello sfondo. Queste fasi del ciclo
non sono così separate e definite come possono apparire, anzi in alcune
fasi si possono incontrare elementi e aspetti di altre.
Ci sono situazioni in cui il flusso che porta dalla formazione della figura
al completamento di questa nell’ambiente non può essere così
scorrevole. Alcuni ambienti possono non sostenere il soddisfacimento di certi
bisogni, in quanto sprovvisti delle risorse sufficienti, oppure il comportamento
che corrisponde a quel bisogno può evocare una reazione ostile. Per
questo motivo a volte si fa necessario rimandare l’adempimento dei bisogni
e interrompere alcuni cicli di esperienza per far sì che il ritmo e
la forma di contatto si adattino alla circostanze mutevoli del mondo e del
nostro organismo.
Nella Psicoterapia della Gestalt la capacità di interrompere temporaneamente
il processo di contatto viene considerata utile e sana, quale adattamento
creativo alle vicissitudini dell’esperienza e dell’ambiente.
Tuttavia la difficoltà sorge quando il ciclo di contatto viene interrotto
abitualmente, in maniera inconsapevole, così che i nostri bisogni non
riescono a trovare risoluzione, e questa incompletezza si manifesta come disturbo
e malattia. top
5) LA RELAZIONE ORGANISMO-AMBIENTE E IL CONFINE
DI CONTATTO
Secondo la concezione della Psicoterapia della Gestalt nessun individuo è
separato dal “campo ambientale” in cui è inserito e di
cui è parte. Infatti il “campo totale” comprende sia l’organismo
che l’ambiente, esso è costituito da due elementi che apparentemente
sembrano separati, ma che in realtà esistono in uno stato di reciproca
interdipendenza. Il comportamento dell’essere umano è considerato
come funzione del campo totale, ed è influenzato dalla natura di tale
rapporto. Nello specifico la Psicoterapia della Gestalt studia “come”
funziona l’essere umano nel suo ambiente e cosa accade al confine del
contatto tra i due elementi, dove hanno luogo gli eventi psicologici. Le modalità
di contatto o di resistenza al contatto con l’ambiente, il “come”
il soggetto affronta e sperimenta questi eventi di confine, dà origine
a emozioni, pensieri, azioni, e pattern comportamentali.
Tale visione tende al superamento delle scissioni derivanti dalle categorie
concettuali tipicamente occidentali: individuo/ambiente, esperienza interna/esterna,
sé/altro, soggetto/oggetto, e considera tali categorie come “indivisibili”
in quanto parte del campo totale.
“Anche se è possibile dividere la frase “io vedo un albero”,
in soggetto, verbo e complemento oggetto, nell’esperienza non si può
suddividere il processo in questo modo” (Perls, 1969).
Uno dei criteri che attiva nell’individuo un comportamento di contatto
o di ritiro è legato alla desiderabilità o indesiderabilità
di un oggetto presente nell’ambiente, desiderabilità connessa
alla soddisfazione dei propri bisogni e al ripristino dell’equilibrio
omeostatico disturbato.
Il contatto e il ritiro, l’accettazione e il rifiuto, costituiscono
le funzioni più importanti della personalità totale, e derivano
dalla capacità di discriminazione dell’individuo. Contatto e
ritiro, in una struttura ritmica, sono parti del ciclo di contatto così
come il sonno e la veglia sono parti di un ciclo più complesso, essi
sono i mezzi per soddisfare i nostri bisogni, per continuare i processi costanti
della vita stessa.
Se il contatto è troppo prolungato può diventare inefficace
o doloroso, e analogamente se il ritiro è protratto nel tempo interferirà
andando a scapito dei processi vitali. top
6) IL POTERE DEL “QUI E ORA”
La Psicoterapia della Gestalt è una terapia del qui-e-ora, in cui è
posto l’accento sul presente come segmento espressivo della totalità
dell’esperienza, come il luogo in cui si incrociano le tensioni verso
il futuro e gli influssi del passato.
Si tratta di una terapia sperimentale, piuttosto che verbale o interpretativa,
attraverso la quale il cliente può apprendere come vivere con consapevolezza
nel presente. Egli può imparare a rivolgere la sua attenzione a ciò
che fa, sperimenta o sente nel presente, nel qui-e-ora, diventando gradualmente
consapevole dei suoi gesti, della sua respirazione, delle sua emozioni, della
sua voce, delle sue espressioni facciali, o dei suoi pensieri pressanti.
Per questo motivo il terapeuta può chiedere al paziente di parlare
dei propri traumi e problemi non nell’area del tempo passato, ma nell’area
del presente, in sostanza viene proposto di ri-sperimentare le situazioni
insolute nel presente, nel “qui-e-ora”.
Le interpretazioni, le razionalizzazioni, il parlare attorno alle cose o qualsiasi
tipo di spiegazione simbolica o intellettuale non influenzano i sentimenti
e le emozioni del paziente.
Infatti per chiudere definitivamente il libro sui problemi passati non basta
ricordarli semplicemente, ma ci si deve ritornare “psicodrammaticamente”,
e questo è possibile farlo solo nel presente.
Solo nel presente i sistemi sensorio e motorio dell’individuo possono
funzionare, ed è solo nel presente che la consapevolezza e l’esperienza
possono avere luogo.
Durante la seduta terapeutica le diverse dimensioni temporali sono, quindi
trattate come fossero “qui e ora”, anche quando il paziente sta
ricordando qualcosa del passato, l’oggetto del lavoro terapeutico è
nel presente delle sue emozioni e delle sue propriocezioni (il senso cinestesico
muscolare si può sperimentare nel qui-e-ora).
La Psicoterapia della Gestalt riconosce l’azione del ricordare e del
programmare come funzioni del presente, anche se si riferiscono al passato
e al futuro. Tuttavia bisogna distinguere un interesse per il passato e per
il futuro, che è fondamentale per il funzionamento psicologico, da
un comportamento “come se si fosse realmente nel passato o nel futuro”,
ciò inquina le possibilità vive dell’esistenza. top
7) IL PROCESSO PSICOTERAPEUTICO: DALLA RICERCA
DELL’APPOGGIO AMBIENTALE ALLO SVILUPPO DELL’AUTOAPPOGGIO
L’approccio della Gestalt ritiene inefficace una psicoterapia orientata
prevalentemente verso il passato e considera i “perché”
della nevrosi dei pazienti poco esplicativi.
Immaginiamo un uomo che abbia sviluppato una nevrosi in seguito all’adattamento
ad eventi dolorosi della sua vita: sua madre muore nel partorirlo, viene allevato
da una severa zia “zitella”, che non gli permette di fare nulla
di ciò che vuole, e ciò lo costringe a rimuovere molti dei suoi
desideri (F. Perls, 1969).
In che modo una spiegazione che trasformi la zia nel “cattivo”
della storia risolverà i suoi problemi? Al contrario non farà
altro che autorizzarlo a “proiettare” tutte le sue difficoltà
sulla zia, gli darà un “capro espiatorio”, ma non una risposta,
nè una possibilità per cambiare.
La Psicoterapia della Gestalt si basa su una diversa rappresentazione: se
la zia non ha permesso al nostro uomo di fare le cose che voleva, la sua infanzia
sarà stata una serie di “interruzioni” costanti, sia dall’esterno,
(da parte della zia), che dall’interno, (cioè da se stesso).
Solo se il nostro paziente impara il “come” delle proprie interruzioni
(passate e presenti), vale a dire solo se sperimenta realmente se stesso mentre
si interrompe, comprenderà come “ri-produce” nel presente
le proprie difficoltà. Quindi concentrandosi sull’interruzione,
sul “come” e non sul “perché”, egli acquisisce
la consapevolezza di interrompersi nel “qui e ora”, prende contatto
con ciò che interrompe, e con gli effetti di tali interruzioni.
Il terapeuta rende possibile l’assimilazione del blocco (o dell’interruzione)
e del materiale bloccato (o interrotto) mediante l’iniziale auto-identificazione
con esso ( “in che modo ora mi impedisco ...?” “che cosa
mi impedisco ora?”) e la successiva differenziazione da esso. Attraverso
l’uso creativo delle energie investite nei blocchi e nelle interruzioni
del ciclo del contatto, il cliente viene stimolato a convertire le aree bloccate
(o le rimozioni), in espressioni del sé reale.
La psicoterapia ha come obiettivo quello di fornire il mezzo con cui risolvere
sia i problemi attuali che quelli che potrebbero insorgere nel futuro, e tale
strumento è costituito dall’”auto-appoggio”. Si può
descrivere il percorso terapeutico stesso, come l’evoluzione dalla ricerca
dell’appoggio ambientale allo sviluppo di un solido auto-appoggio.
Un paziente che si rivolge ad uno psicoterapeuta può sentire di trovarsi
in una crisi esistenziale o percepire che i suoi bisogni psicologici, che
gli sono vitali quanto il respiro stesso, non vengono soddisfatti dal suo
modo di vita attuale (F. Perls, 1969). Egli si aspetta di trovare nel terapeuta
l’appoggio ambientale che integrerà i propri mezzi di appoggio
temporaneamente insufficienti, dato che la sua esperienza e la sua preparazione
non gli hanno permesso di svilupparli adeguatamente.
Ma quale tipo di appoggio egli ha utilizzato fin’ora? L’individuo
nevrotico è capace di manipolare l’ambiente (sociale e fisico),
al fine di ottenere l’appoggio di cui necessita, ma tali manovre a lungo
andare tendono a conservare e a perpetuare il suo handicap, piuttosto che
a eliminarlo. Ciò che realmente gli manca è la presenza di un
orientamento al suo interno, la consapevolezza e il senso del sé sono
insufficienti così come è insufficiente una delle qualità
essenziali che favorisce la sopravvivenza: l’auto-appoggio.
“Se egli impara a dedicare allo sviluppo dell’auto-appoggio tutta
l’intelligenza e l’energia che ha investito nel costringere l’ambiente
a sostenerlo, avrà sicuramente successo” (F. Perls, 1969).
Quando l’individuo sperimenta due o più situazioni incoerenti,
che richiedono la sua attenzione ed azione, e che al tempo stesso sono permanenti
e apparentemente insolubili, egli vive un “conflitto nevrotico”.
Se in presenza di imperativi sociali e personali simultanei, che non possono
essere soddisfatti contemporaneamente dalla stessa azione, la persona adempie
a ciò che le viene imposto, malgrado la resistenza nel compierlo, ne
deriveranno risentimento e nevrosi.
Solitamente nell’infanzia l’individuo “ingoia” imperativi
che sono contro la sua inclinazione naturale, ciò crea un’area
di confusione semplice o doppia. Ad esempio l’ordine “non piangere”
quando c’è un’esperienza genuina di dolore, costituisce
una confusione semplice, che può essere raddoppiata quando si aggiunge
la confusione semantica “comportati da uomo”, “i maschi
non piangono mai”.
Tale area di confusione rende l’individuo incapace di intuire i suoi
bisogni dominanti e/o di manipolare il suo ambiente in modo da conseguirli.
Cronicamente impegnato nell’auto-interruzione, il suo comportamento
appare disorganizzato e inefficace, risultato di tentativi errati nel raggiungere
l’equilibrio.
Secondo la Psicoterapia della Gestalt quando la persona non può portare
a conclusione soddisfacente una determinata situazione, allora si sente costretta
a “ripeterla” e a “riportarla” nella vita quotidiana,
queste ripetizioni rappresentano le sue situazioni o “Gestalt incompiute”,
attraverso le quali cerca una soluzione creativa.
Una Gestalt incompiuta è come un debito ereditato dal passato che ci
si ritrova nel presente. Non può aver luogo nessun sviluppo dell’individuo
se prima non raggiunge la soddisfazione in tutte quelle aree in cui si sente
confuso, vuoto o bloccato, per restare nella metafora, se prima non salda
il suo debito continuerà a vedere le proprie energie, non solo economiche,
disperdersi.
Il requisito indispensabile alla piena soddisfazione e al completamento della
situazione è il senso di identificazione da parte dell’individuo
con tutte le azioni a cui partecipa, comprese le sue auto-interruzioni.
Quando nella seduta terapeutica egli agisce la sua tendenza nevrotica si ha
la possibilità di individuare il momento e il modo in cui interrompe
il flusso dell’esperienza impedendosi di raggiungere una soluzione creativa.
Il terapeuta gestaltista induce nel cliente la mentalità della responsabilità,
intesa come capacità di rispondere e di scegliere le proprie reazioni,
tale senso di responsabilità porta all’identificazione con ciò
che si sta compiendo, e all’espressione di tale identificazione:”io
ora sono consapevole di bloccare me stesso nel fare...”; “in che
modo ora mi blocco?”; “che cosa sto bloccando ora?”. L’obiettivo
terapeutico consiste nel trasformare l’emozione in azione, in auto-espressione
e integrazione, vale a dire nello sviluppare l’auto-appoggio necessario
a realizzare le proprie scelte esistenziali.
Attraverso il lavoro terapeutico egli può imparare ad ascoltare e individuare
i propri bisogni, identificare se stesso con essi, intuire come soddisfarli,
distinguere tra la molteplicità di questi e occuparsene uno per volta.
Nella stanza di consultazione il paziente, agendo a livello di fantasia e
non nella realtà tutto ciò che deve essere completato, può
diventare consapevole del significato di ciò che fa, e in questo modo
può aumentare il suo orientamento e la sua capacità di manovra.
Mentre il terapeuta rafforza quelle espressioni che riflettono il vero sé
dal cliente, quest’ultimo mano a mano che consolida l’esperienza
del sé, diventa più autosufficiente e capace di instaurare buoni
contatti con gli altri.
Il senso di auto-appoggio a cui si riferisce la Psicoterapia della Gestalt
si differenzia dal concetto di indipendenza. Infatti il paziente che ha sperimentato
l’auto-appoggio, alla conclusione della terapia non perderà il
suo bisogno degli altri, al contrario contattando in modo consapevole i propri
bisogni potrà incontrare l’altro in modo chiaro e trarre soddisfazioni
reali dai contatti con le altre persone. Sperimentare ed essere se stessi
consente di raggiungere una comprensione sia di sé che degli altri.
L’obiettivo del processo terapeutico è il ripristino del sé
attraverso l’integrazione delle parti dissociate dalla personalità,
ciò ha un importante ricaduta sulla capacità di instaurare un
“buon contatto” con sé e con l’ambiente, ciò
significa vedere la propria parte nel rapporto con l’intero, vedere
se stessi come parte del “campo totale”. top
8) TECNICHE
Saranno qui presentate solo alcune, delle numerose tecniche usate in Psicoterapia
della Gestalt, le cui finalità sono quelle di produrre nel cliente
una consapevolezza e un auto-appoggio maggiori, incoraggiandone l’autoespressione.
Tuttavia non sono importanti le tecniche in sé, ma l’uso che
se ne fa: “Le tecniche della Gestalt, infatti, acquistano un senso solo
nel loro contesto globale, vale a dire integrate in un metodo coerente e praticate
in sintonia con una filosofia generale...Non ripeteremo, allora, mai a sufficienza
che l’essenza della Gestalt non consiste nelle sue tecniche, ma nello
spirito generale da cui essa procede e che la giustifica.” (S. Ginger)
- Consapevolezza focale - Consiste nel concentrarsi sul "qui e ora"
focalizzando l'attenzione sull'esperienza presente, fatta di: sensazioni,
emozioni, sentimenti, azioni che si compiono (fosse anche lo stare immobili).
Entrando in contatto con queste "figure" ed esplorandole si può
comprendere il loro significato e la loro funzione. Ciò che l’individuo
sperimenta nel "qui e ora" può riportare ad una situazione
del passato che non è stata chiusa, come avrebbe voluto, ciò
rappresenta l’opportunità di elaborarla e, finalmente, chiuderla.
Il presupposto fondamentale della tecnica terapeutica può essere rappresentato
dalla frase “ora io sono consapevole”.
Infatti è qui-e-ora che possiamo diventare consapevoli di tutte le
nostre scelte, dalle piccole decisioni patologiche alla scelta esistenziale
di dedizione a una causa o a un’occupazione.
Il terapeuta può facilitare il paziente in questa auto-scoperta svolgendo
una funzione di specchio amplificatore, attraverso le domande (quali: “cosa
fa?”; “cosa sente?”; “cosa vuole?”; “cosa
evita?”; “cosa si apetta?”) può portarlo a divenire
più consapevole e a vedere il proprio comportamento con maggiore chiarezza.
- Amplificare – Mediante questa tecnica viene data evidenza, attraverso
la ripetizione e l'ampliamento ad una postura, ad un gesto, ad un tic, ad
un atteggiamento al fine di rendere esplicito ciò che è fatto
in modo inconsapevole. Inoltre consente alla persona di entrare in contatto
con una modalità di comunicazione che il corpo mette in atto attraverso
messaggi non verbali.
- Rappresentare – A differenza della tecnica dello Psicodramma di Moreno,
nel quale diversi co-attori recitano col protagonista i personaggi di una
scena, nella rappresentazione gestaltica tutti gli elementi della scena vengono
messi in atto dalla persona stessa che racconta. Il cliente in questo modo
potrà “dare voce” non solo alle persone presenti nella
sua narrazione (o nel suo sogno), ma anche agli oggetti, agli animali e a
tutto ciò che viene descritto come appartenente a quel vissuto, compresi
i sentimenti. Nell'interpretare le varie "parti" la persona dà
vita alla propria rappresentazione interna, in essa possono comparire i diversi
conflitti, le diverse figure, ad esempio: “il tiranno e il suddito”,
“l’aggressore e la vittima”, ecc.
Ogni forma di rappresentazione attraverso il metodo dell’auto-espressione
favorisce il processo di di re-identificazione con le parti interpretate.
- Dare voce alle polarità opposte – Questa tecnica consiste nel
“dare voce”, alternativamente, ai poli opposti di una situazione
particolare: volere-non volere; fare-non fare; al fine di trovare un equilibrio
tra due posizioni vissute come estreme, non negandole, ma ascoltandole
fino in fondo.
Quando la persona porta due imperativi reciprocamente contraddittori, tali
affermazioni rivelano la scissione presente nella sua personalità.
Nell’interpretare le due parti o i due ruoli opposti riesce a sperimentare
le emozioni fino in fondo, ciò facilita lo scioglimento delle posizioni
conflittuali, fino ad arrivare all’integrazione.
- Lavoro sul sogno – Secondo la Psicoterapia della Gestalt ogni elemento
del sogno rappresenta un aspetto del sé: quando si sogna è come
se si scrivesse il proprio “copione”, come se si raccontasse di
se stessi.
Il sogno comunica un “messaggio esistenziale”, un messaggio sul
“modo” in cui esistiamo, sulla natura della nostra esistenza.
Di solito esso contiene due importanti elementi.
Il primo è l’enunciazione di chi siamo. Infatti interpretando
ciascuna parte o elemento del sogno si può divenire maggiormente consapevoli
delle cose con le quali ci si identifica, ma anche di ciò che non si
riconosce come facente parte di sé, al fine di riappropriarsene.
L’altro elemento significativo è rappresentato di solito, anche
se non sempre, da una parte mancante, che corrisponde alla soluzione finale.
Quindi il lavoro sul sogno ha come fine quello di stabilire un contatto con
le parti di sé che l’individuo non riconosce come proprie, e
di riappropriarsi di queste parti o della parte mancante (J. S. Simkin, 1978). top